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TOTI: INVESTIREI SU CASE A GENOVA

Dopo l’intervista dello storico agente immobiliare Mirko Minetti al «Giornale del Piemonte e della Liguria», anche il governatore scommette sulla ripresa e sul boom della città-paradiso

Lascia il segno il dibattito lanciato dalle colonne del Giornale del Piemonte e della Liguria su Genova come miniera d’oro, per la grande attrattiva immobiliare che può avere una volta superati i problemi di collegamento e realizzato il treno veloce per Milano. Dopo lo storico agente immobiliare Mirko Minetti, tocca al governatore Giovanni Toti: «Fossi un immobiliarista, investirei su Genova». E il boom della città si estende anche alla cultura.

Ci sono articoli omeopatici, che scorrono via come una doccia. E poi ci sono articoli che lasciano il segno, provocano dibattitto, scatenano i nostri lettori. Ecco, l’analisi dell’altro giorno, dalle colonne del Giornale del Piemonte e del la Liguria della rinascita genovese firmata da Mirko Minetti, storico operatore immobiliare ed erede della capacità di sognare di suo papà Nicolò Minetti, l’uomo che ha inventato il concetto di agente in Italia, fa parte di questa categoria.
Perchè, in una parola, Minetti ha detto che Genova può farcela, che i professionisti della lamentela e dell’autodenigrazione sono la rovina della città, ciambellani del nulla, avanzi di segreteria, capaci solo di criticare, spesso senza far nulla per costruire. E, invece, con gli occhiali rosa al posto degli occhiali sempre e solo neri, forse si può raccontare un battesimo o un matrimonio, anzichè un funerale. E lui, ovviamente, ha fatto subito l’esempio che più gli è consono, quello immobiliare, partendo da un dato: le grandi opere, Terzo Valico e Gronda, finalmente sono partite sul serio e, stavolta, nessuno riuscirà a bloccarle. Ergo, se sarà possibile andare da Milano Centrale a Genova Brignole in tre quarti d’ora, come avviene fra Milano e Torino, converrà comprare casa a Carignano anzichè ad Abbiategrasso, i cui prezzi sono analoghi, con un abbattimento dei tempi di viaggio e un aumento della qualità della vita.

E proprio la qualità della vita è quello che fa la differenza a Genova e che può essere il volano per lanciare la nostra città. Basta guardare fuori dalla finestra in questi giorni per essere inondati di sole e di luce, d’azzurro e di
bellezza. Di grande bellezza. E non è un caso che il governatore Giovanni Toti, ospite di a Macaia a Primocanale, con Mario Paternostro e Franco Manzitti, abbia detto la stessa cosa: «Un immobiliarista con un po’ di lungimiranza si può trovare. Se io fossi un immobiliarista investirei su Genova».

Ma la bellezza è data anche dalla cultura. E il fatto che Genova sia diventata centrale in tutti i circuiti internazionali e che stia viven do anche un notevole boom turistico, è la vera notizia, la vera vittoria. Lo raccontano i giornali nazionali parlando del successo di Palazzo Ducale di Luca Borzani, attività che non ha pari in Italia. Ma lo raccontano anche osservatori abituati a viaggiare per il mondo, come Marco Ansaldo, grande corrispondente di Repubblica dalla Turchia, oltre che straordinaria persona perbene, che sa abbinare conoscenza e passione alla capacità di farsi leggere e, nei giorni scorsi, nella sua rubrica sul Lavoro, ha confrontato la situazione genovese con quella del resto d’Italia. E ha vinto Genova, non solo perchè Marco è di Genova.

Siamo di fronte a un nuovo Siglo de oro, dopo anni ed anni di autoflagellazioni e negatività. Che si vive fra i vicoli, con la voglia dei ragazzi di impegnarsi e rinascere, con la grande attività culturale, con i concerti di Vincenzo Spera, con il grande lavoro di promozione della città, con i teatri che iniziano a fare sistema e che con il prossimo matrimonio fra Stabile e Archivolto daranno vita a un teatro da scudetto, secondo forse solo al Piccolo di Milano.

La cultura, insieme al Porto, al boom di Fincantieri, a parte dell’hi-tech, oltre alla natura, al turismo e alla sanità d’eccellenza che può richiamare moltissimi lombardi ed europei, è la nuova miniera d’oro. Non solo guardando l’orizzonte del mare. Ma anche - come ha notato dal fronte Erg Alessandro Garrone nel convegno sul NordOvest voluto da Massimo Righi - guardandosi alle spalle, all’Appennino e alle sue risorse, al centro dell’attenzione della Fondazione
Edorardo Garrone.

Genova può rinascere e tornare quella dei primi anni Ottanta. Purchè non stiamo a raccontarci tutto il giorno che non tornerà mai più così.

Fonte: Il Giornale

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