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Sestri Ponente, Miniera Genovese

 

Sestri Ponente è pronta a diventare la nuova frontiera della crescita genovese, propiziata dalla candidatura a sindaco di Marco Bucci e dalla gestione della Regione di Giovanni Toti, due rivoluzionari con una visione del futuro su Erzelli, sottolineata anche dallo storico agente immobiliare Mirko Minetti. Ma a trascinare tutta la delegazione è soprattutto Fincantieri di Giuseppe Bono, che inanella un successo dopo l’altro e fa un nuovo record in Borsa.

Questo articolo l’avrò scritto almeno tre o quattro volte nelle ultime settimane. Ma quello che sta succedendo al titolo Fincantieri è qualcosa che merita un romanzo.

A partire da un brevissimo, ma assolutamente doveroso, riassunto delle puntate precedenti: quotazione a Piazza Affari a 0,78 euro, supportata da una bella campagna per il collocamento, con i particolari curati in ogni virgola. Show in via Negri, davanti alla Borsa, con l’enorme modellino di una nave che sbucava dal palazzo, nella più spettacolare delle feste per una quotazione, con l’imprinting di una maestra di cerimonie come Paola Bulgarini, attenta ad ogni sfumatura.

Giuseppe Bono, che di quella quotazione era il papà e pure la levatrice, disse subito che la logica del titolo non era finanziaria, ma industriale, tanto che venne apposta una clausola che prevedeva un’azione gratis ogni venti a patto che si tenessero i titoli in portafoglio per almeno un anno. E il tutto venne supportato anche da una grande campagna pubblicitaria, pubblicata pure sul Giornale del Piemonte e della Liguria.

Il titolo vivacchiò per un po’, accolto dallo scetticismo degli osservatori radical chic che spiegavano che l’azienda era decotta e che gli investitori erano degli sprovveduti in mano a pescecani. Poi, i report degli istituti di rating in-
ternazionali che certificavano la solidità aziendale portarono le azioni a 0,84 euro. Ma poi arrivò la crisi del petrolio
e, conseguentemente, dell’offshore, e soprattutto arrivarono notizie fatte girare ad arte, forse anche da qualcuno all’interno dell’azienda, su un inesistente aumento di capitale. Risultato: un po’ alla volta, il titolo perse quasi la metà del valore e restò a lungo depresso e deprezzato.

Ma poi, un po’ alla volta, i grandi risultati aziendali e i continui successi di Bono e del suo staff hanno fatto risalire il titolo. Prima lentamente, poi impetuosamente, e poi c’è stato l’ultimo exploit, con il combinato disposto fra l’acquisizione di Stx France, l’ottimo risultato di Emmanuel Macron e il boom della Borsa che in questi giorni ha festeggiato il risultato francese, che ha fatto superare martedì per la prima volta dal giorno della quotazione «quota 0,90». Praticamente, un trionfo azionario.

E sarebbe divertente rileggere oggi gli articoli che dipingevano gli acquirenti di azioni Fincantieri come sprovveduti.

Ieri, a un certo punto, il titolo ha toccato anche gli 0,9535 euro per azione, chiudendo poi a 0,9205, ancora in salita e con un andamento nell’anno del più 157,33 per cento. Con una crescita mai vista a questa velocità e così impetuosamente nella storia della Borsa Italiana. Bastava guardare alcuni dei manager che hanno investito (giustamente) in azioni della propria azienda, da Alberto Maestrini a Sandro Scarrone in questi giorni per vedere che, praticamente, camminano levitando. E carrone, che era riuscito a dimagrire moltissimo grazie a una dieta ferrea, ha ripreso metaforicamente tutti i chili solo ingrassando di soddisfazione e di orgoglio aziendale.

In tutto questo, festeggia anche Genova. Proprio in questi giorni sul Secolo XIX è uscito un interessante reportage che analizza le potenzialità di Sestri Ponente alla luce del boom di Fincantieri e delle commesse che assicurano lavoro garantito allo stabilimento di via Soliman per almeno altri dieci anni. E al netto del ribaltamento a mare che, ovviamente, non può interferire con i carichi di lavoro attuali del cantiere, Bono sogna di riportare a Sestri anche i giganti del mare che, dal Rex in poi, hanno fatto la storia di Sestri, della marineria e dell’Italia.

Tutto questo ha portato enorme ricchezza anche all’indotto: bar e ristoranti nella zona di via Soliman, via Biancheri, via Merano, via Sestri stessa, lavorano a pieno regime. I proprietari di negozi e immobili investono per rimettere a nuovo le attività e le agenzie immobiliari stanno ricevendo moltissime richieste per affitti a dipendenti delle ditte dell’indotto Fincantieri.

Paola Oliva, responsabile degli agenti immobiliari di Sestri Ponente, ha spiegato a Riccardo Porcù: «I primi segnali sono arrivati in autunno, ma da gennaio il mercato immobiliare sestese sta davvero volando e non per un breve periodo. Chi chiede affitti, vuole case per cinque, sette, a volte anche dieci anni. Si sta rimettendo in moto tutto. Un mio cliente, ad esempio, sta cercando trenta appartamenti. Non è una bolla, questa crescita è destinata a durare».

E a fianco del boom che già c’è, quello di Fincantieri, e che ha il volto e il sorriso di Giuseppe Bono, ce n’è uno che può arrivare e che ha i volti e le idee di Giovanni Toti e di Marco Bucci. La scelta di Erzelli per Liguria Digitale, più di qualsiasi altro insediamento, spesso più di immagine che di sostanza, è quella che ha fatto fare il salto di qualità alla collina sopra Sestri. «E pensate cosa sarebbe, anzi cosa sarà, visto che è tutto già finanziato, Erzelli collegata direttamente alla stazione e all’aeroporto con la funivia.

Qualcosa di unico al mondo e a pochissimi chilometri dal centro della città. Il futuro è qui, basta vederlo».

Parola di Mirko Minetti, storico agente immobiliare ed erede in ogni senso del grande Niccolò Minetti, l’uomo che ha inventato il concetto stesso di agente immobiliare.

Insomma, Sestri come capitale della Genova futura.

Sant’Alberto è il patrono. San Giuseppe (Bono), San Giovanni (Toti) e San Marco (Bucci) sono gli altri protettori.

 

Fonte: Massimiliano Lussana - il Giornale del Piemonte e della Liguria

 

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