NOTIZIE E CURIOSITÀ

I MOTIVI PER SCOMMETTERE SU GENOVA

Intervista a Mirko Angelo Minetti, numero dell'Agenzia Immobiliare Minetti

Miniera Genova. In mezzo a centinaia di persone che ripetono come un manta che «Genova è morta», Mirko Angelo Minetti, storico esponente della famiglia che ha fatto la storia del mercato immobiliare in città, lancia le sue idee per reagire al declino e all’autodenigrazione. A partire da una constatazione: «Gronda e Terzo Valico partono davvero e, a quel punto, diventeremo il luogo più appetibile di tutta Italia. Fuori ci percepiscono benissimo»

Comunque, non serviva. Ma, se fosse servito, ad adiuvandum, per rendere ancor più forte e credibile il discorso di Mirko Angelo Minetti, le giornate di venerdì e di ieri a Genova, sono state come la ciliegina su una torta già buonissima di suo. Temperatura sopra i venticinque gradi, complice il phoen, il vento caldo; primi bagni di stagione nelle spiagge cittadine, anche se il calendario dice che per dieci giorni siamo ancora in inverno; splendido sole per entrambe
le giornate e migliaia di persone per strada anche venerdì e ieri, la sera. Per sorseggiare un aperitivo; per camminare fra i Palazzi dei Rolli; per gustarsi lo splendido set naturale che risponde al nome di Genova. La fontana illuminata
con i led luminosi in piazza De Ferrari, in queste sere, era un’ulteriore immagine delle cinquanta sfumature di bellezza della nostra città.
Eppure, anche senza tutto questo, il discorso di Mirko avrebbe retto benissimo lo stesso. Anche per il significato del cognome «Minetti» nella storia degli agenti immobiliari genovesi ed italiani. Infatti, è il degno erede di una persona perbene come Nicolò Minetti, che ha rivoluzionato il ruolo e lo status degli agenti immobiliari, tessera numero uno di Fiaip, la Federazione Italiana degli Agenti Immobiliari Professionali, presidente nazionale per sei anni e fautore della legge che ha regolamentato la categoria. In più, persona di cuore e perbene. Insomma, una specie di santo patrono degli Agenti. Suo figlio raccoglie l’eredità, portando avanti la «Minetti immobiliare», ma soprattutto percependo il
suo ruolo esattamente come papà, con una funzione sociale, che va al di là del suo marchio. E che lo fa diventare il miglior propagandista delle potenzialità di Genova, come un piazzista della Bellezza. Si parte da una constatazione. Dal fatto che Minetti, come chi scrive, non ne può più di sentirsi dire che «Genova è ormai morta», che «non c’è più alcuna speranza», che «prima si va via da questa città meglio è» o di sentire che, qualsiasi nuova iniziativa, dal treno veloce per Roma all’idea di un nuovo stadio, fino al BluePrint o a Erzelli è letta sempre e comunque in negativo da gente che non sa più sognare e volare alto. E che questa città è in mano a comitati e comitatini del «no» a tutto, sempre e comunque. E del «sì» soltanto alle rendite di posizione di poche famiglie o di pochi soliti noti. Poi, non è detto che tutte le idee citate siano ottime e abbondanti, certamente non sono dogmi di fede, alcune non entusiasmano nemmeno
me, ma la cosa vergognosa è stroncarle a prescindere, prima ancora di conoscerle o di verificarle sul campo.


Insomma, la cultura del piagnisteo non trova casa - e mai espressione fu più adatta alla situazione - da Minetti: «Perchè piangersi addosso? Lamentarsi in continuazione è l’alibi di chi non sa o non vuole fare nulla». Perchè non piangere? «Perchè, finalmente, con la Gronda e il Terzo Valico, ci siamo. Perchè, se si potrà andare in quarantacinque minuti a Milano, cambierà completamente il nostro punto di vista. Perchè, ora a Genova c’è persino il wellness, con le Terme dell’Acquasanta, sopra Voltri, in costante crescita. Perchè Volotea ha deciso di mettere nuovi voli. Perchè tutti i sondaggi e gli indicatori ci dicono che, anche all’estero, la vita qui è percepita come molto buona e questo può farci pensare che, presto, pensionati inglesi, russi e di mezza Europa sceglieranno Genova come residenza elettiva. E l’idea di flat tax per i super ricchi potrebbe aiutare ulteriormente». Il quadro delineato da Minetti, tabulati, bilanci e numeri alla mano, è ottimo. Ma ce ne rendiamo sufficientemente conto? «Guardi, lo capiscono molto di più i cittadini dei politici. E, forse, oggi, il miglior racconto di questa situazione è quello dei Pirati dei Caruggi, i comici Enrinque Balbontin, Andrea Ceccon, Alessandro Bianchi e Fabrizio Casalino che prendono simpaticamente in giro Milano, con i loro video virali #ciaomilano in cui ironizzano sulla diversa qualità della vita fra il capoluogo ligure e
quello lombardo». Quello di Minetti è una sorta di teorema matematico della bellezza di Genova: «Se un milanese vive ad Abbiategrasso e ci mette ogni giorno due ore di tangenziale per andare e tornare a casa, è chiaro che non avrà dubbi se gli daremo la possibilità di fare Milano Centrale-Brignole nello stesso tempo, potendo acquistare una casa a Carignano che oggi ha prezzi simili a quelli di Abbiategrasso».Certo, per il teorema di Minetti servono alcuni dati. Per nulla impossibili da realizzare: «Un aeroporto collegato ai maggiori hub internazionali, visto che oggi, con tutto il rispetto, persino lo scalo di Falconara ha più voli di noi da questo punto di vista. Poi, ovviamente, il Terzo Valico e mi fa sorridere che ci sia gente che contesta questa infrastruttura e poi ha i figli che studiano e lavorano a Milano. L’alta velocità fa il resto, è dimostrato: basta guardare cosa è successo con la linea veloce fra Torino e Milano che collega le due città in cinquanta minuti. Sono moltissimi i pendolari quotidiani, gli abbonamenti volano e non c’è più un posto libero».

La seconda categoria di dati per il teorema è quella più bella, perchè insita nella nostra città: «Il mare, il clima. Con collegamenti veloci, persino per un apertitivo molti milanesi scenderebbero volentieri a Genova per poi tornare a casa. Uno stuzzichino con la giacca al Porto Antico può essere più gustoso di un pasto ricchissimo col cappotto in Galleria». E, visto che la stazza di Mirko non è indifferente, il parallelo risulta ancor più forte e credibile. E allora cos’è che impedisce questo salto di qualità? «Le rendite di posizione. Quelli che non vogliono che cambi nulla perchè stanno bene loro e non hanno alcun interesse che stiano bene anche gli altri. Chi ha boicottato per anni l’idea di Erzelli perchè in Albaro era più comodo. Chi continua a ripetere che questa città è morta o che le cose
vanno male. A furia di sentirselo ripetere, poi, uno che viene da fuori rischia di crederci anche se non è vero. Il fazzoletto serve per soffiare il naso, non per piangersi addosso. Dobbiamo smetterla di comportarci come un commesso di una boutique che, quando una cliente prova un vestito, le dice che sta male, persino se non è vero. Difficile stupirsi se poi non lo compra». E la politica, in tutto questo? «Me la auguro senza fazioni, ma tesa al bene comune. E, da genovese, mi auguro un sindaco che, questa volta, chiunque esso sia, non faccia rimpiangere il predecessore». La miniera si chiama Genova. Il filone aurifero è individuato. Tutto sta nell’aver voglia di prendere in mano il piccone e iniziare a scavare.

Fonte: Il Giornale

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